ITINERARI IN BICI NELLA VALLE DEL MARTA
Madonna dell'Olivo
Breve itinerario ciclistico (ma volendo anche pedonale) su strade tranquille (in buona parte sterrate, molto polverose in estate), ad eccezione di un breve tratto sulla provinciale “Tuscanese”, da percorrere con grande attenzione. E' possibile visitare la cosiddetta Tomba della Regina e la necropoli di Ara del Tufo, due delle principali aree archeologiche di Tuscania. Da Tuscania si imbocca la strada che porta alla piccola chiesetta della Madonna dell'Olivo, dietro la quale c'è l'ingresso alla Tomba della Regina; si prosegue ancora vanti sulla strada asfaltata sino alla sterrata, in netta discesa, che porta alla necropoli di Ara del Tufo (indicazioni). Raggiunto l'ingresso di questa area archeologica, vale la pena dare un'occhiata alle tombe (recintate) soprattutto per il magnifico panorama su San Pietro che vi si gode. Ripresa la strada, piuttosto sdrucciolevole a causa dei sassi e della ripidità, si guadagna la valle del fiume Marta: al bivio si va a sinistra, costeggiando la riva destra del fiume, quasi in piano, attraversando l'area di Guado Cinto (dove sono importanti scavi archeologici in corso) sempre con belle viste su Tuscania. Alla nostra sinistra, in alto, si trova la Tomba della Regina. Quando si inizia a salire, si arriva in breve sulla provinciale per Viterbo, su cui occorre immettersi, verso sinistra, con grandissima attenzione, visto che si tratta di una strada assai trafficata. In breve la si abbandona per voltare sulla stradina che sfiora la bella chiesa di Santa Maria Maggiore e che si immette su quella per San Pietro. Si volta invece a sinistra verso la piazza del Rivellino, raggiungendo di nuovo Tuscania.
Questo percorso segue il probabile tracciato dell'antica Via Clodia. Molto tranquille e poco trafficate le strade, belli i panorami. Il paesaggio è quello tipico della campagna tuscanese, sereno e verdissimo. Da Tuscania si segue la Tarquiniense sino al bivio per la strada di Pian di Vico, che occorre percorrere per circa 9 km , sino al bivio per la località San Giuliano. La strada sin qui è asfaltata e comoda, con alcuni dislivelli (abbastanza ripidi) dovuti al superamento di due torrentelli. La deviazione per San Giuliano è estremamente piacevole, e attraversa vaste aree agricole intramezzate a boschetti e coltivazioni di ulivo (Canino è vicina, come si intuisce guardando sulla destra i colli chiamati “Monti di Canino”, dove doveva sorgere un insediamento medievale!). Dopo un lungo rettilineo, si vedrà sulla destra un muro di cinta e un cancello: è questa la località di San Giuliano, sorta sul sito di un'antica abbazia. Secondo Simonetta Conti (“Sedi umane abbandonate...”, 1980), alla fine del XIII secolo San Giuliano venne affidato all'ordine delle Clarisse, ma dalla metà del XV secolo non se ne hanno più notizie certe, se non che venne trasformato in castello. Dal 1460, oramai divenuto tenuta, fu adibito al pascolo. L'insediamento comprende oggi un bel casale ed una chiesa, in evidente stato di abbandono. Tutta l'area appartiene allo SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta). Ritorno per la stessa strada.
Carcarella
La strada che porta verso la zona della Carcarella è di grande bellezza e interesse (un po' polverosa in estate) e consente di esplorare un territorio solitario e ricco di storia. Da Tuscania si segue la Tarquiniense sino al bivio per Montalto di Castro (strada Dogana), a destra, e si imbocca la strada di fronte, sulla sinistra. Si trovano sin da subito le indicazioni per l'Agriturismo “La Carcarella ”, che seguiremo sino alla fine. La strada (in gran parte asfaltata, ma con tratti sterrati) si insinua in un territorio agricolo di eccezionale bellezza, a ridosso della valle del fiume Marta, con colline coltivate ed ariosi panorami. Con una serie di curve la strada (sp Valle della Morte) scende poi ad un bivio, dove si va a destra, quindi a sinistra al bivio successivo, passando di fronte al casale Carcarella, ridotto a rudere: davanti, alcune strutture perfettamente restaurate ospitano un agriturismo. In questo punto emerge dalla sterrata un tratto di strada lastricato, forse medievale. Si prosegue ancora avanti (eccezionali i panorami sul Marta verso sinistra), si supera l'Agriturismo “La Carcarella ” e si raggiunge un altro casale (della tipologia “standard” della zona, legata ai possedimenti del S. Spirito), nella zona chiamata Pian Fagiano (o Pian Fasciano) dal nome del castello che, insieme ai castelli di Carcarella e Ancarano, creava un potente ostacolo per ogni tipo di pericolo potesse provenire dalla costa (è una classica “chiusa”, sistema di difesa delle vie di comunicazione), oltre a offrire tutti gli strumenti per controllare un importante via di comunicazione, qual era la valle del Marta e la strada per Tarquinia. Da questo punto si gode un panorama eccezionale verso l'ampia ansa del fiume, che crea la cosiddetta Piana Bella, circondata da spallette boscate. L'insediamento medievale di Carcarella si sottomise nel 1270 a Tuscania e rimase gravemente danneggiato nel terremoto del 1349. Nel XV secolo divenne una delle tenute della Camera Apostolica.
Proprio lungo le rive del Marta, in un'area solitaria e molto bella delle gole scavate dal fiume, a circa 6 km da Tuscania, si trovano Le Solfatare. Si tratta di un'ampia frana di massi (secondo alcuni dovuta all'attività di una cava che operava in zona: nei pressi, in effetti, si trovano alcune rovine di edifici in pietra) da cui fuoriescono gas come l'Idrogeno solforato. Alcune polle gorgogliano direttamente nelle acque del fiume. In tutta la zona c'è un forte odore di uova marce. L'ambiente è suggestivo, peccato solo per le acque del Marta, tutt'altro che limpide e pulite. Per arrivare si utilizza una strada antica, come dimostrato dalla presenza di una piccola necropoli etrusca, probabilmente di età ellenistica. In tutta la zona, infatti, è documentata la presenza etrusca. L'ultimo tratto del percorso va fatto a piedi.
Da Tuscania si prende via dell'Olivo (direzione per la Tomba della Regina), si supera l'omonima chiesetta, il bivio a sinistra per la Necropoli di Ara del Tufo (vedi percorso precedente), e sempre diritti si imbocca la Strada delle Poppe, in breve sterrata, ma comoda. Percorsi altri 4 km circa (poco più di 6 km da Tuscania), e dopo aver lasciato a destra la Strada del Serpe e la Strada Cavallaccia , oltre a una stradina senza nome che arriva a un gruppo di casette, si trova a sinistra una stradina, chiusa in genere da una sbarra, che porta a un grosso capannone agricolo. A piedi o in bicicletta si continua oltre il capannone, effettuando un'ampia curva a destra a cui segue un rettilineo tra i campi. Quando la stradina curva a sinistra in discesa, si vedono alcune tombe scavate nelle rupi intorno. Da questo punto in poi il tracciato si fa abbastanza scomodo. Volendo si può lasciare la bici e proseguire a piedi già da qui. Si continua a scendere seguendo l'antica strada sino ad un ampio campo coltivato (di fronte, avremo la valle del Traponzo con, sullo sfondo, i ruderi della Rocca Vecchia di Respampani), che si costeggia verso sinistra, bordeggiando il bosco (percorso pedonale!). In breve si vedono tracce in discesa nel bosco che arrivano quasi alle rive del Marta, che si risale per alcune centinaia di metri, sino a sbucare nell'area della Solforata. Ritorno per la stessa strada.
